Giovedi 22 ottobre alle ore 18:30
Institut Culturel Italien (Loft-RDC) 18, rue François Dauphin 69002 Lyon
Nell’ambito della XXVI edizione (19-25 ottobre 2026) della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, dedicata quest’anno al tema «Lingua geniale: ideare, progettare, creare con l’italiano».
La tavola rotonda proporrà un percorso attraverso la traduzione letteraria dal francese all’italiano, con una particolare attenzione alla traduzione a quattro mani. A partire da esperienze e testi concreti, entreremo nel laboratorio del traduttore per mostrare come tradurre significhi anche creare e ricreare in un’altra lingua, mobilitando tutte le risorse dell’italiano.
L’incontro riunirà tre traduttori e studiosi di letteratura francese i cui percorsi consentono di esplorare generi, epoche e pratiche traduttive molto diverse.
Ornella Tajani è professoressa associata di lingua e traduzione francese presso l’Università per Stranieri di Siena, dove le sue ricerche si concentrano in particolare sulla critica della traduzione letteraria e sulla letteratura francese contemporanea. Traduttrice di Cocteau, Jouhandeau, Proust e Desjardins, è soprattutto autrice della nuova traduzione italiana delle opere complete di Arthur Rimbaud, pubblicata da Marsilio nel 2019: un ampio lavoro che raccoglie poesia, prosa e una selezione di lettere, con il testo francese a fronte. La sua traduzione de L’aquila a due teste di Jean Cocteau le è valsa nel 2012 il premio di traduzione Monselice «Leone Traverso». Ha inoltre tradotto, tra gli altri, Violante di Marcel Proust. È autrice di diversi studi dedicati alla traduzione, tra cui Tradurre il pastiche e Après Berman, oltre a un recente volume dedicato ad Annie Ernaux.
Giuseppe Girimonti Greco è traduttore letterario, consulente editoriale e docente. Specialista di letteratura francese e, in particolare, dell’opera di Marcel Proust, ha tradotto o curato testi di Proust, Pierre Michon, Pierre Klossowski, Georges Simenon, Julien Green, Vladimir Pozner, Régis Jauffret, Bernard Quiriny, Dany Laferrière, Alain Mabanckou, oltre che di Boileau e Narcejac. Tra le sue traduzioni figurano La Grande Beune di Pierre Michon, I piaceri e i giorni di Proust e diverse opere di Pierre Klossowski. Insieme a Lorenza Di Lella ha ricevuto nel 2012 il premio Procida per la traduzione de Il barone sanguinario di Vladimir Pozner.
Una parte importante del suo lavoro è inoltre legata alla traduzione a quattro mani: con Federica Di Lella ha dato una nuova voce italiana a due classici di Boileau-Narcejac, I diabolici (Celle qui n’était plus) e La donna che visse due volte (D’entre les morts, il romanzo che ispirò Vertigo di Alfred Hitchcock). Più recentemente, i due hanno firmato insieme per Adelphi la traduzione di Ucronia (Le Détroit de Behring) di Emmanuel Carrère.
Federica Di Lella, formatasi in letteratura italiana presso l’Università Federico II di Napoli e in traduzione letteraria alla Scuola Europea di Traduzione Letteraria, traduce da molti anni letteratura francofona contemporanea per case editrici quali Adelphi, Voland, Clichy e 66thand2nd. Ha tradotto, tra gli altri, Georges Simenon, Emmanuel Carrère, Amélie Nothomb, Yasmina Reza, Antoine Volodine, Marie-Claire Blais, Alain Mabanckou, Michel Tremblay e Boileau-Narcejac.
È diventata in particolare una delle principali voci italiane di Amélie Nothomb, della quale ha tradotto per Voland numerosi libri recenti, tra cui Primo sangue (Premier sang), Il libro delle sorelle (Le Livre des sœurs), L’impossibile ritorno (L’Impossible Retour) e Meglio così (Tant mieux). Di Emmanuel Carrère ha inoltre partecipato alle traduzioni di Io sono vivo, voi siete morti (Je suis vivant, vous êtes morts), dedicato a Philip K. Dick, e di Vite che non sono la mia (D’autres vies que la mienne). Con Giuseppe Girimonti Greco ha tradotto Ucronia, oltre a I diabolici e La donna che visse due volte di Boileau-Narcejac.
Attraverso queste esperienze — da Rimbaud a Proust, da Cocteau a Michon, da Carrère a Nothomb fino al romanzo noir — l’incontro permetterà di interrogare la traduzione come vera e propria pratica di scrittura: come restituire una voce, un ritmo, un registro o un’ambiguità? Che cosa accade quando due traduttori lavorano insieme sullo stesso testo? E fino a che punto il passaggio da una lingua all’altra diventa un autentico atto di ri-creazione?
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